Nella complessa interazione tra moda e sociologia, pochi capi raccontano una storia così sfaccettata come il denim. Il denim incarna un paradosso vivente: contemporaneamente elitario e accessibile, tradizionale e rivoluzionario, locale e globale. La sua continua evoluzione è una testimonianza dei confini fluidi della nostra società. Ogni filo, ogni sfumatura di indaco, porta con sé un messaggio potente: l'abbigliamento non è mai solo abbigliamento. È uno specchio, un manifesto, una rivoluzione. Ecco una breve storia di questa rivoluzione.
Blue Jeans: Da indumento da lavoro a oggetto di moda
I jeans, gli onnipresenti pantaloni blu che popolano quasi tutti gli armadi del mondo, hanno una storia affascinante che attraversa i continenti e i secoli. Ciò che è iniziato come umile abbigliamento da lavoro nella vivace città portuale di Genova, in Italia, avrebbe poi rivoluzionato la moda globale e sarebbe diventato un simbolo della cultura americana. Il termine stesso “jeans” deriva da “blu di Genova”, in riferimento ai robusti pantaloni di cotone indossati dai marinai genovesi nel XVI secolo.Il predecessore dei jeans era il fustagno, che ha avuto un ruolo importante nel loro sviluppo.
Il fustagno era un tessuto a saia, che si distingueva per le nervature diagonali, realizzato con una trama di cotone e un ordito di lana o lino. Entrambe le fibre venivano tinte con l'indaco utilizzando il biada, una pianta che fioriva in tutti i paesaggi europei. Nel XV secolo, la città piemontese di Chieri era uno dei principali centri europei per la produzione di fustagno tinto con indaco.
Questo tessuto straordinariamente resistente si diffuse in tutta Europa e, successivamente, in tutto il mondo, trasportato dalle navi che partivano dal vivace porto di Genova. Le diverse varianti del tessuto portavano i nomi delle città di origine o di commercio: “denim” dal tessuto di Nîmes e “jeans” dal tessuto di Genova.
Tra il XV e il XVI secolo il fustagno subì una notevole trasformazione. La sostituzione della lana o del lino con il cotone diede vita a un nuovo tessuto: un tessuto a coste diagonali interamente in cotone, con fili di trama bianchi o ecrù e ordito tinto di indaco. Questa tonalità di blu intenso veniva ottenuta utilizzando sia il biada europeo sia la pianta dell'indaco, quest'ultima proveniente dall'Asia lungo la Via della Seta.
Questo tessuto innovativo trovò il suo scopo iniziale nella protezione delle vele delle navi durante i viaggi verso il Nuovo Mondo. Tuttavia, si era già inserito nel tessuto delle sfere sociali più basse, catturando alla fine l'attenzione dei pittori fiamminghi e italiani nel XVII secolo. Il “ Maestro della tela jeans” ci offre, attraverso le sue opere, una narrazione alternativa di questo tessuto onnipresente, oggi uno dei più utilizzati al mondo.
Questo legame storico tra il fustain e il jeans spiega perché Genova abbia avuto un ruolo così cruciale nello sviluppo del jeans, dal momento che la città si era già affermata come centro di produzione di tessuti in cotone robusto grazie all'industria del fustagno.
Timeline
Le origini
XVI secolo: nasce la Tela Genova
1510-1515: Madonna della pappa di Gerard David
1538-1540: Teli della passione di Teramo Piaggio
XVII secolo: prime testimonianze dell’uso artistico della Tela Genova (jeans)
Metà del XVII secolo: uso del jeans per l’abbigliamento (Museo Nazionale delle arti e tradizioni popolari, Roma; Museo civico etnografico Giovanni Podenzana, La Spezia; Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, Genova)
XIX secolo: gi acquerelli ottocenteschi raffigurano il grande utilizzo della tela jeans sia per l’abbigliamento maschile che per quello femminile (Museo Giannettino Luxoro, Genova)
Il Jeans come abbigliamento da lavoro (1850-1930)
1853: Levi Strauss fonda la Levi Strauss & Co. A San Francisco per la produzione e vendita dei capi d’abbigliamento per i cercatori d’oro e minatori
1860: Durante la Spedizione dei Mille, Giuseppe Garibaldi indossava i jeans, oggi conservati presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma
1861-1865: during the American Civil War, soldiers wore jeans
1865: Adolf von Baeyer sintetizza chimicamente l'indigo
1873: Levi Strauss registra, con il brevetto n. 139.121, l’invenzione del sarto Jacob Davis di rinforzare 4 tasche del pantalone in jeans con rivetti in rame a rinforzare i punti soggetti a maggiore usura. I jeans avevano 4 tasche: 3 anteriori e 1 posteriore, la chiusura con bottini e altri bottoni per le bretelle: è il celebre Levi 501
1884: la prima descrizione del jeans in letteratura: Our outer clothing is made of canvas, which can be bought in every store. The overalls of the herders are generally blue, worn either without under-garments, or over a pair of cloth trousers and red flannel drawers, according to the state of the weather. One or two flannel shirts, usually dark blue, with a turn-down collar, and some ornament, either lacing or buttons, in front; a brown canvas coat lined with flannel; a felt hat with a good wide brim; strong highlows, and a stick. There is hardly ever any difference in the men's working dress from the above; these are the kind universally provided for the Western market, and the woollen goods are worse than inferior. The overalls have to be renewed oftenest. On leaving every town some of the boys would appear in a new blue pair of trousers; a large, light-coloured patch, sewn into the waistband behind, represents a galloping horse as a trade mark, and informs all concerned that the wearer is clothed in " Wolf and Neumanns Boss of the Road, with rivetted buttons and patent continuous fly”. Then come two figures — say 36 and 34 — which refer to the size of waist and length of leg. If short and stout you buy a large man's size, and turn up the bottom of the leg. If, on the contrary, 32 would suit you for waist, you must, not seldom in a country store, take 40, so as to secure the other dimension. An odd size, however, leads to tailoring in camp, which is an unprofitable employment; most men, therefore, start with at least one extra pair of overalls to fit. The patch is left either from idleness, or as a memorandum of one's measurements. (Shepherd, Major W. Prairie Experiences in Handling Cattle and Sheep. London: Chapman and Hall, 1884: 231-232)
1890: Lee e Wrangler si affiancano a Levi’s nella produzione del jeans, che è già ampiamente diffuso
1890: piece teatrale Blue Jeans di Joseph Arthur, un melodramma rurale ambientato nella cittadina americana di Rising Sun, Indiana, "città del jeans"
1905: viene aggiunta la seconda tasca posteriore: il modello è Levi’s 501 xx
1905: i jeans fanno parte dell’abbigliamento di scena della piece The Girl of the Golden West di David Belasco
1914: William Hurt indossa i jeans nei film western
1922: vengono aggiunti i passanti per la cintura
1926: Lee sostituisce definitivamente i bottoni con la zip
1929: La Grande Depressione e dunque la grande mancanza di risorse economiche porta l’attenzione sul tessuto più accessibile di tutti: il jeans.
1934: Levi’s crea il primo modella da donna “Levi’s 701”
1935: il jeans da donna appare per la prima volta in Vogue (Burt, S. “Fashion: Boccaccio in chaps.” Vogue, 85/1935, 72-72, 73, 122, 123. https://www.proquest.com/magazines/fashion-boccaccio-chaps/docview/879199647/se-2 ) (accesso con Polimoda account)
1936: Tempi moderni di Charlie Chaplin
1937: vengono definitivamente eliminati i bottoni per le bretelle
1943: Rosie the Riveter è sulla copertina di The Saturday Evening Post, thanks to Norman Rockwell, grazie a Norman Rockwell, dando visibilità alle donne che, durante la Seconda Guerra Mondiale, vanno a lavorare nell’industria bellica
1945-1965: è il picco del genere Western e jeans became synonymous with the idealized cowboy image
La rivoluzione culturale (1950-1970)
1955: James Dean in “Gioventù bruciata”. In “Gioventù bruciata”, i blue jeans di Jim Stark, personaggio di James Dean, divennero un simbolo iconico della ribellione giovanile nell'America degli anni Cinquanta. I jeans, abbinati alla giacca a vento rossa, rappresentavano un allontanamento dall'abbigliamento più formale che ci si aspettava dai giovani della classe media dell'epoca. Mentre il denim era storicamente associato ai lavoratori della classe operaia, l'interpretazione di Dean trasformò i jeans in un potente simbolo di sfida e autenticità adolescenziale. Il modo in cui Dean indossava i jeans - leggermente arrotolati, con una posizione disinvolta - comunicava un rifiuto del conformismo e della correttezza degli adulti. I jeans del suo personaggio rappresentano la libertà dalle costrizioni della società e dalle aspettative dei genitori, temi che ricorrono in tutto il film. I jeans sono serviti anche come grande equalizzatore, abbattendo le barriere di classe tra i personaggi adolescenti e stabilendo un codice visivo di solidarietà giovanile. Il ritratto di Dean ha avuto un impatto duraturo sulla moda e sulla cultura popolare. I suoi blue jeans hanno contribuito a far passare il denim da indumento da lavoro a capo della moda, influenzando generazioni di adolescenti che hanno adottato questo look come mezzo per esprimere la propria ribellione e individualità. La combinazione tra il carisma naturale di Dean e l'accessibilità dei jeans come indumento ha creato un modello duraturo per la moda giovanile che continua a risuonare.
L'adozione del denim da parte di varie sottoculture lo ha trasformato in un potente mezzo di espressione identitaria. Ogni sottocultura ha modificato e reinterpretato il denim secondo le proprie preferenze estetiche e ideologiche:
Greaser and Rock Culture
- Denim scuro a gamba dritta
- Risvolto
- Associazioni alla classe operaia
- Ribellione al conformismo della classe media
Hippie
- Denim personalizzato e impreziosito
- Stile neutro rispetto al genere
- Modifiche anticonsumistiche
- Espressione artistica e personale
Punk
- Dichiarazioni politiche attraverso le manipolazioni
- Atteggiamento anti-moda
- Estetica fai-da-te
Hip-Hop Culture
- Silhouette a sacchetto- Consapevolezza del marchio
- Espressione dell'identità urbana
- Identificazione dello status sociale
Il jeans e la moda (dal 1979 ad oggi)
1979: Calvin Klein porta i jeans in passerella https://artsandculture.google.com/asset/jeans-calvin-klein/ogFbZLzLwmsFfA?hl=en
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[Pubblicato il 9/02/2025; aggiornamento 14/02/2025]