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CineCulture: Giorgio Moroder presenta Metropolis

Il capolavoro di Fritz Lang del 1927, “Metropolis”, ha conosciuto molteplici incarnazioni nel corso della sua storia, ma forse nessuna così audacemente trasformativa come il restauro di Giorgio Moroder del 1984.

 

Titolo: Metropolis

Paese: Germany

Anni: 1927, 1984

Regia di Fritz Lang, riedito da Giorgio Moroder

interpreti: Brigitte Helm, Alfred Habel, Gustav Frohlich, Rudolf Klein-Rogge

Musiche di Giorgio Moroder, Adam Ant, Pat Benatar, Freddie Mercury, Jon Anderson, Bonnie Tyler

Costumi di Aenne Willkomm

 

Metropolis è un sorprendente film di fantascienza dell'Espressionismo tedesco del 1927, diretto da Fritz Lang. La storia è ambientata in una distopia urbana futuristica in cui la società è nettamente divisa tra ricchi industriali che vivono in lussuosi grattacieli e lavoratori sotterranei che fanno funzionare i macchinari della città.

Il protagonista è Freder, il figlio privilegiato del sovrano della città. Dopo aver incontrato Maria, la figlia di un operaio, Freder si rende conto delle dure condizioni in cui versano le classi inferiori. Questo lo porta a scambiarsi con un operaio per sperimentare la loro vita in prima persona.

Nel frattempo, il padre di Freder incarica uno scienziato di creare un robot per impersonare Maria e scatenare il caos tra gli operai. Il piano si ritorce contro, provocando una ribellione che minaccia di distruggere la città.

Giorgio Moroder presenta Metropolis

All'inizio degli anni Ottanta, quando Moroder intraprese il suo progetto, “Metropolis” esisteva solo in forma incompleta. Molte scene della visione originale di Lang erano andate perdute nel tempo, creando vuoti narrativi che mettevano a dura prova la comprensione degli spettatori. L'approccio di Moroder a questo problema è stato duplice: ha snellito la narrazione concentrandosi sugli elementi essenziali della trama e ha aggiunto pannelli di testo esplicativi per colmare le lacune della continuità. La versione risultante, della durata di 83 minuti, presentava una versione più accessibile, anche se notevolmente condensata, della storia di Lang.

L'aspetto più sorprendente del restauro di Moroder è senza dubbio la colonna sonora. Sostituendo il tradizionale accompagnamento orchestrale tipico delle presentazioni dei film muti, Moroder creò una colonna sonora elettronica che rifletteva il suo background di innovatore della musica disco ed elettronica. Non si trattava semplicemente di un progetto solista: Moroder arruolò artisti di primo piano dell'epoca per contribuire con le loro canzoni. Freddie Mercury, Pat Benatar, Bonnie Tyler, Adam Ant e Jon Anderson degli Yes hanno tutti prestato le loro voci distintive alla colonna sonora, creando un paesaggio musicale che era profondamente radicato nella cultura pop degli anni Ottanta.

Dal punto di vista visivo, Moroder ha compiuto il passo controverso di aggiungere una colorazione all'originale in bianco e nero. Le diverse ambientazioni del film ricevettero palette di colori distinte: blu freddi per la città sotterranea dei lavoratori, rossi vibranti per le scene di dissolutezza e tentazione e tinte dorate per i livelli superiori dell'élite. Questa tecnica, che i puristi consideravano un sacrilegio, aiutava il pubblico moderno a distinguere i mondi contrastanti del film e a enfatizzare il tono emotivo delle diverse sequenze.

Il significato di “Metropolis” di Moroder va oltre la semplice curiosità. Rappresenta un importante caso di studio su come le opere classiche possono essere reinterpretate per le nuove generazioni. Mentre i tradizionalisti potrebbero preferire la riproduzione più autentica possibile della visione originale di Lang, la versione di Moroder dimostra come la reinterpretazione creativa possa rivitalizzare le opere classiche e farle conoscere a un pubblico che altrimenti le trascurerebbe.

Critica

Nel suo nucleo, “Metropolis” presenta una visione cruda della divisione di classe, raffigurando una società letteralmente stratificata tra l'élite che vive negli imponenti grattacieli e gli operai che lavorano nel sottosuolo. Questa metafora visiva della disuguaglianza di reddito è molto simile alle discussioni contemporanee sulla disparità di ricchezza e sulla mobilità sociale. Il ritratto del film sullo sfruttamento dei lavoratori e sul potenziale della tecnologia di esacerbare i divari sociali rimane attuale nell'era della crescente automazione e delle gig economy.

Il personaggio di Maria e il suo doppio robot fungono da punto focale per esplorare i temi della tecnologia, del controllo e della manipolazione sociale. La creazione di un robot Maria per ingannare i lavoratori anticipa le preoccupazioni moderne sull'uso della tecnologia per l'ingegneria sociale e la diffusione della disinformazione. Questo aspetto del film invita a un confronto con gli attuali dibattiti sull'uso dell'intelligenza artificiale negli algoritmi dei social media e sul suo potenziale di influenzare l'opinione pubblica e il comportamento.

Inoltre, il concetto stesso di robot Maria rappresenta una prima esplorazione cinematografica dell'intelligenza artificiale e delle sue implicazioni per la società. Anche se rudimentale per gli standard odierni, la rappresentazione del film di un automa simile a un essere umano solleva questioni etiche che rimangono in primo piano nelle discussioni sull'IA di oggi. Le questioni dei diritti dell'IA, la possibilità che l'IA sostituisca il lavoro umano e le implicazioni etiche della creazione di esseri artificiali simili all'uomo sono tutte implicite in “Metropolis”, prefigurando gli attuali dibattiti sull'etica e la politica dell'IA.

L'influenza duratura del film sulla cultura popolare, dal suo iconico design visivo alle sue tematiche, dimostra il suo significato sociologico. Le sue immagini e i suoi concetti hanno permeato vari aspetti della cultura, dall'architettura ai video musicali, dimostrando come una singola opera d'arte possa plasmare l'immaginazione e il discorso della società.

In conclusione, “Metropolis”, nonostante la sua età, continua a offrire preziosi spunti di riflessione su questioni sociologiche persistenti. La sua esplorazione della lotta di classe, dell'ansia tecnologica, della rappresentazione di genere e dell'impatto potenziale dell'intelligenza artificiale sulla società rimangono straordinariamente attuali. Mentre ci confrontiamo con le implicazioni sociali del progresso dell'intelligenza artificiale, della crescente disparità di ricchezza e del ruolo della tecnologia nelle nostre vite, “Metropolis” funge sia da monito che da spunto di riflessione. Ci ricorda che, mentre le specifiche della nostra tecnologia possono cambiare, le domande fondamentali su come strutturiamo la nostra società e sul ruolo della tecnologia al suo interno rimangono costanti.

 

Fritz Lang

Der müde Tod. Ein deutsches Volklied in 6 Versen, 1921 

Metropolis, 1927

M. Eine Stadt sucht einen Mörder, 1931

The big heat, 1953

Butchart, Amber Jane. 2016. The Fashion of Film. How Cinema Has Inspired Fashion. London: Mitchell Beazley.

Giorgio Moroder

American Gigolo regia di Paul Schrader, 1980 

Scarface regia di Brian De Palma, 1983 

Flashdance regia di Adrian Lyne, 1983

Federico, Chiara. 2015. "Giorgio Moroder." Vogue Italia, 3/2015: 434-437, 477-478 (accesso con account Polimoda)

"Musica e Cinema." 1985.Vogue Italia, 5/1985: 186-189, 219, 222 (accesso con account Polimoda)

Handy, Bruce. 1984. "People are Talking about: Movies: Body by Brian." Vogue, Nov. 1984: 110 (accesso con account Polimoda)

Art Deco

Garn, Andrew, and Eric Nash. 2022. New York Art Deco. Birds, Beasts & Blooms. New York: Rizzoli

Wolf, Norbert. 2013. Art Deco. New York: Munich : London : Prestel

 

Espressionismo

Benson, Timothy O. 2014. Expressionism in Germany and France From van Gogh to Kandinsky. Munich ; London ; New York: Del Monico Books. [Catalogo della mostra, Zurigo, Kunsthaus, 7 febbraio-11 marzo 2014; Los Angeles, Los Angeles County Museum of Art, 8 giugno-14 settembre 2014; Montreal, Montreal Museum of Fine Arts, 6 ottobre 2014-25 gennaio 2015]

Elger, Dietmar. 1990. Espressionismo. Una Rivoluzione Dell’arte tedesca. Köln: Benedikt Taschen 

Il corpo, il suo doppio e la tecnologia

Missing mirror : photography through the lens of AI. Foam, 66/2024

Image worlds to come Photography & AI. Aperture, 257/2024

Mayers, James. 2022. The Double. Identity and Difference in Art since 1900. Washington, Princeton: National Gallery of Art : in association with Princeton University Press. [Catalogo della mostra, Washington, National Gallery of Art, 10 luglio-31 ottobre 2022]

Barbican Art Gallery. 2019. AI. More than Human. Edited by Chloe Wood, Suzanne Livingston, and Maholo Uchida. London: Barbican International Enterprises. [Catalogo della mostra, Londra, Barbican Art Gallery, 16 maggio - 26 agosto 2019]

Markoff, John. 2016. Machines of Loving Grace. The Quest for Common Ground between Humans and Robots. New York: ECCO

Ehmann, Klanten, Sven Ehmann and Floyd Schulze. 2011. Doppelganger. Images of the Human Being. Berlin: Gestalten 

Pendergrast, Mark. 2004. Mirror Mirror . A History of the Human Love Affair with Reflection. New York: Basic Books 

Melchior-Bonnet, Sabine. 2001. The Mirror. A History. New York: Routledge 

Taiuti, Lorenzo. 2001. Corpi sognanti. L'arte nell'epoca delle tecnologie digitali. Milano: Feltrinelli

 

[Pubblicato 07/03/2025]